Una stagione piena di emozioni, l’obiettivo salvezza immediatamente trasformato in qualcosa di più: il sogno playoff. La Regular season sta per terminare, mancano 4 giornate contro le 4 bocche di fuoco del campionato (Villadoro, Scanzorosciate, Mirandola e Benacus), servirà dunque esprimere il miglior gioco possibile per portare a casa punti preziosi che potrebbero coronare una stagione a dir poco sorprendente:“È un momento intenso, in cui alcuni ragazzi si trovano ad affrontare Final Four under 19 e 17 oltre a queste 4 gare toste. Siamo un po’ stanchi ma stiamo unendo le forze lavorando insieme alle giovanili negli allenamenti pasquali, e faremo sicuramente del nostro meglio per onorare tutte le maglie. Non mi pare i miei niños abbiamo voglia di mollare ora!”
Come team manager hai vissuto in prima persona il ‘cambio generazionale’ che la società ha deciso di attuare per intraprendere un tipo di campionato diverso rispetto all’anno passato, una serie B composta in maggior parte da giovani talenti bolognesi, rispetto ad una A3 professionistica. In che modo entrambe le esperienze ti permettono di svolgere al meglio il tuo lavoro a contatto con i ragazzi e come parte integrante della società?
“Inizialmente è stata una scelta un po’ forzata e piena di incognite, ma grazie alla professionalità dei tecnici ed alla volontà di fare dei ragazzi si è subito trasformata in un successo. Come team manager rispetto a ragazzi più strutturati ed abituati a muoversi in un ambiente più professionistico, quindi con più dimestichezza e più pretese, mi sono trovata a gestire giovani abituati ad avere a che fare principalmente con l’allenatore, lontani da sponsor, fisioterapisti ed una certa etica anche a livello di condotta per esempio nel gestire abbigliamento ecc…
Penso che il gruppo abbia risposto molto bene, guidati da un capitano molto equilibrato e corretto e da un paio di giocatori che venivano dalla serie A come Chiella e Ricci Maccarini”.
Com’è stato farsi strada come donna in un ruolo di responsabilità nel mondo dello sport, spesso considerato più ‘maschile’? Ti sei mai trovata ad affrontare situazioni particolari proprio perché donna? Hai mai sentito di dover dimostrare qualcosa in più? “Diciamo che il mio battesimo fu ai mondiali maschili del 2018 dove mi diedero molta fiducia nel gestire le 4 nazionali che giocarono a Bologna e non ebbi particolari problemi. Sinceramente a parte un paio di volte in cui mi è stato dato della “signora” più che della “dirigente” non ho avuto particolari problemi anzi, mi sono sentita rispettata e talvolta ammirata (da altre donne) per essere una donna che si siede su una panchina maschile”.
Hai vissuto a Londra, insegni inglese e sei anche team manager di una squadra di pallavolo… un bel mix! In che modo pensi che la tua esperienza all’estero e il tuo lavoro da insegnante ti abbiano aiutata anche nel ruolo di manager sportiva? “Sono partita per Londra a 18 anni quando ancora non c’era internet e senza soldi o agganci particolari, per cui credo di avere una notevole esperienza nella gestione di situazioni diverse e talvolta difficili. Gestisco tre figli praticamente da sola e diversi lavori estemporanei oltre a quelli che hai menzionato tu. Per questo penso sia un po’ la mia natura e ciò che mi tiene “viva” oltre che ad aiutarmi nella gestione di trasferte, allenamenti, infortuni ecc… che in confronto ad altri aspetti della mia vita rimane sempre e solo un piacere”.
