Nonostante la giovane età hai giocato anche in Superlega come palleggiatore. Cosa ti ha spinto a cambiare ruolo e a scegliere proprio di giocare opposto?

Ho iniziato a giocare da molto piccolo quando non ci sono ancora ruoli definiti, poi nelle giovanili ho fatto il doppio palleggiatore, quindi potevo anche schiacciare parecchio. Sono stato poi indirizzato verso il ruolo di palleggiatore da un mio allenatore che riteneva avessi una buona predisposizione, continuando a palleggiare nelle varie selezioni provinciali, regionali e campionati nazionali. Ho fatto molta esperienza in diverse categorie tra cui la Superlega, ma purtroppo non avevo più gli stimoli necessari e ho voluto provare dopo tanti anni a rimettermi in gioco cambiando radicalmente ruolo: da palleggiatore ad opposto.  Sono molto esigente con me stesso, ho ancora molto da imparare e ce la metto tutta per affinare la tecnica, ma ritengo di essere molto fortunato perché entrambi i ruoli sono molto importanti nella squadra e mi permettono di avere una visione più completa del gioco.

E’ risaputo che gli atleti prima di una gara abbiano un proprio rito portafortuna, avete qualche tradizione di squadra? Tu personalmente hai qualche rituale Pre-Match?

Personalmente non ho una routine pre-gara definita, avere un pallone tra le mani mi fa sentire nel posto giusto, nel mio mondo, e tutto poi diventa automatico. Come squadra invece ogni giovedì come tradizione ci fermiamo dopo allenamento a mangiare “le paste” e sono molto contento perché siamo già riusciti a legare molto sia dentro che fuori dal campo.

 

Sei a Bologna ormai da qualche mese, ti ha colpito qualcosa di questa città?

Venendo da un piccolo paese la prima cosa che mi ha colpito di Bologna è la sua vivacità, sempre in movimento e piena di studenti da tutta Italia. Non ho ancora un luogo preciso al quale mi sono affezionato, ma mi piace molto il centro città. Senza dubbio sono rimasto colpito da Piazza Maggiore e dai portici di via Indipendenza. Ho ancora molto da scoprire e non vedo l’ora di farlo nei prossimi mesi.

La routine di un atleta professionista è sempre molto movimentata, come riesci ad incastrare la pallavolo, gli hobby e la vita personale?

Quando si decide di diventare atleti professionisti bisogna seguire delle regole e gran parte del tempo io lo dedico agli allenamenti, oltre che al lavoro. Non nascondo che in alcuni momenti è abbastanza dura, non vivendo tutta la settimana a Bologna sono sempre di corsa e il tempo che rimane per me stesso è molto poco. Appena possibile cerco sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per la famiglia e i miei amici di sempre.

Intervista di Rebecca Laporta