Alla Dozza nasce il Fenice Volley Team: una squadra di detenuti sul campo delle finali di SuperLega

Foto della conferenza Stampa

Presentato nella Casa Circondariale “Rocco D’Amato” il progetto promosso con il CPIA 2 metropolitano e Pallavolo Bologna: una squadra maschile di detenuti che punta alla Seconda Divisione FIPAV, allenata da Maurizio Menarini

Bologna, 5 ottobre 2026. Una squadra maschile di pallavolo formata da detenuti, che si allena su un campo nuovo, punta al campionato FIPAV di Seconda Divisione e intanto studia per diventare segnapunti, arbitro e allenatore. È il Fenice Volley Team, presentato questa mattina nella Casa Circondariale “Rocco D’Amato” di Bologna, che lo promuove insieme al CPIA 2 metropolitano di Bologna “Eduard C. Lindeman” e a Pallavolo Bologna, con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

Il progetto nasce nelle ore di attività motoria del CPIA 2, dove sono stati i docenti ad avvicinare i detenuti alla pallavolo. A trasformarlo in una squadra è stata Pallavolo Bologna. Alla richiesta di Rossana Gobbi e Stefania Armati, Andrea Brogioni e la team manager Veronica Brandi hanno risposto subito: sono entrati in palestra, hanno capito che prima di tutto serviva un campo e pochi giorni dopo hanno portato l’idea a Lega Pallavolo Serie A, che l’ha sposata e ha coinvolto Gerflor. Grazie alla collaborazione di Ennova, partner principale del progetto, la Lega ha messo a disposizione il taraflex con i colori della bandiera italiana, posato da Ennova insieme alla manodopera specializzata di Pallavolo Bologna. E Maurizio Menarini, chiamato da Pallavolo Bologna, ha accettato subito.

Intorno a quel primo passo è cresciuta una rete. La Casa Circondariale ha rimosso e smaltito la vecchia copertura e ha rinnovato palestra, corridoio, bagni e spogliatoio. Il CPIA 2 ha coordinato tutti i soggetti coinvolti e porta la scuola dentro il progetto: due docenti seguono un corso di garanzia delle competenze in cui si formano segnapunti e arbitri, gratuitamente con il CSI, ed è previsto anche il corso da allenatore, qualifiche che restano spendibili dopo la detenzione. La FIPAV, con il Comitato provinciale e regionale, ha donato materiale sportivo e sostiene l’iniziativa fin dall’inizio.

In panchina c’è Maurizio Menarini, figura storica del volley bolognese, vice allenatore della Zinella nello scudetto del 1985 e poi primo allenatore in A1 e A2 a Bologna, Ferrara e Modena. Con lui Roberto Giovannini, secondo allenatore in Serie A a Bologna dal 1991 al 1996. Nello staff tecnico anche Roberto Casadio, già giocatore di Menarini e Zanetti; Chiara Casadio, medico e giocatrice di Serie C; Rossana Gobbi, docente del CPIA 2. Sensorline ha donato la divisa da allenamento. Da quest’anno la squadra ha anche il sostegno di Start Romagna, che copre le spese della stagione, dai tesseramenti alle trasferte. Il presidente Andrea Corsini, intervenuto alla presentazione, ha ricordato che l’azienda collabora già con la Casa Circondariale di Rimini e sta inserendo nelle sue officine di manutenzione una persona detenuta: «Una grande azienda pubblica come la nostra ha anche una responsabilità sociale, e per noi è molto bello far parte di questo progetto di inclusione.»

Per giocare bisogna andare a scuola: i giocatori sono tutti studenti del CPIA. Nelle ore di attività motoria giocano in trenta, trentacinque, e fra loro i tecnici scelgono i venti della squadra, che si allena due volte a settimana. Finora dal progetto sono passati una cinquantina di detenuti, e dieci sono già tornati in libertà. Prima del campionato la squadra disputerà un torneo quadrangolare con il CSI Bologna; l’intento è poi l’iscrizione al campionato FIPAV di Seconda Divisione maschile, che dovrebbe partire a gennaio. All’inizio le partite si giocheranno tutte in casa, dentro l’istituto, come già fa il Giallo Dozza del rugby, ma l’obiettivo è arrivare a giocare anche fuori. Intanto sono già previste alcune uscite, per esempio per assistere alle partite di Serie B di Pallavolo Bologna.

Alla presentazione sono intervenuti Rosalba Casella, direttrice della Casa Circondariale; Marcella Zappaterra, consigliera della Regione Emilia-Romagna, che ha portato i saluti dell’Amministrazione per conto dell’Assessora Roberta Frisoni; Emilio Porcaro, dirigente scolastico del CPIA 2; Massimo Righi, presidente del Consiglio di Amministrazione di Lega Pallavolo Serie A; Andrea Brogioni per Pallavolo Bologna.

«Che senso ha, in un momento in cui di carcere si parla per tanti altri problemi, dare così tanto spazio a una squadra di pallavolo?», ha detto Rosalba Casella. «Intanto perché lo sport è uno degli elementi del trattamento, e poi perché lo sport è inclusione: veicola messaggi utili alla rieducazione e offre occasioni di riscatto. Non a caso la squadra si chiama Fenice: la fenice rinasce dalle sue ceneri, e nel nome c’è già l’obiettivo. In questa squadra giocano insieme anche detenuti che normalmente, per il tipo di reato, vivono separati: hanno scelto di superare le divisioni che ci sono in carcere, ed è il primo messaggio importante che la squadra ha dato. La pallavolo, più del calcio, è un gioco in cui le regole vanno rispettate, e per fare punto bisogna giocare tutti: nessuno può fare il protagonista. Questa squadra non gioca per passare il tempo. Non avremmo coinvolto così tante persone, che si sono messe a disposizione con grande generosità, se l’obiettivo non fosse far passare attraverso lo sport un messaggio educativo forte, e contribuire ad abbassare la recidiva.»

«Pensiamo davvero che questo progetto sia un’intuizione importante, da cui possa nascere un modello esportabile anche in altre realtà», ha detto Marcella Zappaterra. «Il suo valore non è solo la dimensione sportiva, ma tutto quello che Fenice Volley le aggiunge: la scuola, lo sviluppo di competenze, i percorsi per diventare arbitri, segnapunti, allenatori, qualifiche che possono avere un valore anche oltre queste mura. Il reinserimento non può cominciare il giorno in cui si apre il cancello del carcere: va preparato prima, e non può essere responsabilità soltanto dell’amministrazione penitenziaria. Riguarda la scuola, lo sport, le istituzioni, in definitiva la comunità.»

«Per la scuola i detenuti sono una ricchezza fondamentale: sono i nostri studenti e le nostre studentesse», ha detto Emilio Porcaro. «Il CPIA non ha in organico docenti di scienze motorie, ma l’idea ci è piaciuta subito, perché incrociava un bisogno importantissimo con una professionalità che abbiamo dentro la scuola, la nostra docente Rossana Gobbi, che ha saputo trasformare un’idea in un’azione concreta. Con questo progetto non rilasciamo un titolo di studio, ma creiamo relazioni. La scuola è un’istituzione pubblica dentro un’altra istituzione pubblica, e costruisce percorsi di apprendimento, perché con lo sport si apprende, anzi si apprende meglio, e percorsi di reinserimento sociale.»

«Questo è il campo su cui abbiamo giocato le finali di Coppa Italia, di Supercoppa e di Superlega, dove si sono visti i più grandi campioni davanti a migliaia di persone», ha detto Massimo Righi. «Oggi avrà una vita nuova: un luogo per la comunità, per le relazioni, per l’inclusione. La pallavolo non si gioca da soli: se non passi la palla non fai niente, e non puoi pensare di vincere da solo. E qualunque sia il risultato di un punto, vinto o perso, si ricomincia: un’altra azione, un’altra storia. È il concetto di ricominciare che oggi mi piace sottolineare. Questo campo è stato costruito per mettere le persone dalla stessa parte della rete.»

«Tutto è partito da un semplice messaggio sui social», ha raccontato Andrea Brogioni. «Rossana Gobbi e Stefania Armati chiedevano a me e a Veronica Brandi se potevamo fare qualcosa per i ragazzi che giocavano dentro il carcere. Abbiamo detto subito di sì. Serviva un allenatore, e abbiamo cercato non un allenatore qualsiasi ma, a mio avviso, il migliore di Bologna e uno dei migliori in Italia: Maurizio Menarini, che ha accettato subito e li allena come allenerebbe una squadra di Superlega. Poi sono andato in Lega Pallavolo Serie A, e non ci hanno pensato due volte: oggi i ragazzi si allenano sul taraflex su cui fino a qualche settimana prima giocavano Giannelli, Michieletto e Lavia. Sono particolarmente felice che su questo progetto ci sia la firma di Pallavolo Bologna: una realtà nata pochi anni fa che, con una rete di contatti, ha regalato alla Casa Circondariale un campo come se ne vedono pochi. Una piccola realtà che, anche fuori dal risultato sportivo, ha fatto la differenza.»

«Quando mi è arrivata la chiamata non ci ho pensato un attimo: la pallavolo mi ha dato tanto, e questo era il minimo che potessi fare per ragazzi in difficoltà», ha detto Maurizio Menarini, allenatore del Fenice Volley Team, in forza a Pallavolo Bologna. «In loro abbiamo trovato una grande voglia di stare insieme, e quello che provo a dare è il senso di squadra. I risultati saranno quelli che saranno: il nostro obiettivo è migliorare, come giocatori e come comunità. Se poi ogni tanto vinciamo, non fa male. Ma bisogna imparare anche a perdere, perché la vita è fatta così: si vince e si perde. Sono ottimista, e soprattutto orgoglioso di far parte di questo progetto.»

In sala, fra gli altri, l’amministratore delegato di Lega Pallavolo Serie A Fabio Fistetto, con il responsabile dell’Area Comunicazione della Lega Francesco Mazziotti; l’assessora allo Sport del Comune di Bologna Roberta Li Calzi; la consigliera regionale Valentina Castaldini; il Garante dei detenuti del Comune di Bologna Antonio Ianniello; Pasquale De Simone, presidente del Comitato FIPAV di Bologna; Biagio Dragone, consigliere regionale del CONI; Elena Boni, vicepresidente vicaria del CSI; Giacomo Abate, dell’Ufficio Scolastico Regionale; Veronica Brandi, team manager di Pallavolo Bologna. Un ringraziamento particolare va a Ennova e al suo CEO Gabriele Perrone, partner principale del progetto.

«Siamo orgogliosi di aver messo la firma di Pallavolo Bologna su questo progetto», commenta Andrea Cappelletti, presidente di Pallavolo Bologna. «Una società sportiva ha il dovere di guardare anche fuori dal proprio campo, e qui dentro abbiamo visto nascere una squadra vera. Grazie a chi ci ha creduto con noi: la Casa Circondariale, il CPIA, la Lega, i partner. Noi ci siamo, e ci saremo per tutta la stagione.»

Ufficio Stampa Pallavolo Bologna